Conoscere, gestire e prevenire i “capricci”: se non esistessero bisognerebbe inventarli! 

A cura della dott.ssa Eleonora Leoni e della dott.ssa  Tiziana Giudice

Grida, pianti, piagnucolii, rifiuti sono comportamenti frequenti durante il periodo dell’infanzia. Qualche esempio concreto? Quando si vieta qualcosa, ad esempio di poter saltare sui divani, oppure quando si chiede di evitare di correre per tutta la casa perché è ora di andare a dormire, mettere il pigiamino e lavare i denti, o ancora, durante una passeggiata al centro commerciale, qualora mamma e papà non acquistano immediatamente ciò che fa gola alla vista (giochi) o al gusto (patatine, caramelle, gelati…), il vostro cucciolo indifeso si trasforma improvvisamente in attore in erba ed è perfettamente in grado di attivare forme esagerate di disperazione. Queste re-azioni creano, spesso nel “parent”, reazioni emotive interne piuttosto difficili da gestire, dall’imbarazzo estremo e la vergogna se ci si trova in luogo pubblico, alla rabbia, tristezza e a volte senso di colpa per aver in seguito “perduto le staffe”, all’esasperazione.

 

Di cosa si tratta?

I vostri figli non si sono improvvisamente trasformati in piccoli alieni provenienti dal pianeta Marte! Non preoccupatevi!  Sono forme diverse di un unico comportamento, normalmente presente in tutti i cuccioli appartenenti alla specie umana e definito con il termine capriccio. Ovvero quel desiderio improvviso, ostinato, che richiede di essere soddisfatto nell’immediato, talvolta di breve durata ma di alta intensità, altre volte ripetuto in modo persistente. In apparenza può sembrare che l’unica particolarità che lo distingue da altri caratteristici atteggiamenti tipici della prima infanzia sia di mettere alla prova la resistenza e pazienza del genitore. Tuttavia non è esclusivamente e proprio questo il significato da attribuirgli.

Allora di cosa si tratta? I capricci sono componenti costitutive della crescita e quindi non occorre considerarli una catastrofe, un problema grave o fare diagnosi psicologiche immediate di un ipotetico disturbo; la loro frequenza tende a raggiungere il picco nella prima infanzia e in adolescenza, poiché in questi periodi dello sviluppo si scopre “la bellezza” del piacere di una maggiore autonomia e il bisogno di affermazione.

Perché il tuo bambino fatica a rinunciare a ciò che gli dà piacere? Innanzitutto, il tuo piccino non ragiona come te, agisce basandosi sulle emozioni e sulle parti centrali del cervello: dal punto di vista razionale, la sua comprensione mostra limiti evidenti, apprende per imitazione e ripetizione. Inoltre il capriccio è un comportamento che richiama alcune delle principali abilità e potenzialità virtuose degli adulti di riferimento, ovvero l’Amore, l’Intelligenza, la Creatività ludica, la Fantasia e l’Immaginazione, la Volontà, la Fortezza (resistere alle pressioni emotive esercitate internamente), la Fermezza e la Coerenza al fare squadra per rispondere al bisogno di contenimento, di  confini educativi (regole) chiari, stabili, coesi e specifici per l’età in corso, di cui necessita il vostro bambino. Tale condizione pone le fondamenta di un rapporto genitore-bambino appagato, fondato sulle dimensioni dell’educazione dei capricci che passa attraverso il linguaggio dell’amore, della pazienza, del gioco, della sicurezza, della stabilità e del conforto.

 

Il capriccio: sfida o bisogno?

Per educare alla gestione dei capricci è necessario comprenderne il significato comunicativo. Il neonato che piange non ha il desiderio di far perdere la pazienza anche al genitore più saggio sulla faccia della terra.   Comunica un bisogno: di fame, di sonno o di conforto affettivo. È bene tener presente quindi che talvolta si tratta di legittime richieste, come quella del cibo, specialmente nel caso dei bambini prescolari: un bimbo affamato risente della necessità urgente di alimentarsi, così come anche la mancanza di sonno determina il bisogno impellente di riposo. Il genitore in questi casi deve mostrarsi più tollerante e comprensivo.

Così, se durante la crescita il bimbo inizia ad opporsi, a provocare, a piangere e urlare per un mancato soddisfacimento dei desideri, forse è necessario riflettere  se la sua quotidianità è adattata ai suoi bisogni – cognitivi, socio-affettivi (interazioni con i pari), emotivi, ludici, di movimento – o se gli stili educativi e di accudimento contengano i principi di coerenza, stabilità fermezza, fortezza… Ad esempio, una settimana piena di attività impegnative o di esposizione agli strumenti multimediali – Tv, Ipad, Pc, cellulare di mamma e papà – con possibilità ridotte di giocare e relazionarsi con i propri amici oppure routine/regole intermittenti e incoerenti pongono le basi per  lo sviluppo di comportamenti capricciosi e la ricerca continua di ricompense; per dirlo in altre parole, per “costruire il progetto educativo fondato sulla sabbia”.

 

Gestire e prevenire i capricci al tempo del Covid-19

Il Covid-19 può essere considerato un evento negativo (distress) significativo e inaspettato, che irrompe improvvisamente nel percorso di crescita e accompagnamento educativo, stravolgendo cosi anche la frequenza e l’intensità dei capricci! I bimbi esposti involontariamente a stati di tensione e preoccupazione del mondo degli adulti, per la situazione emergente, e obbligati a rinunciare ad una quotidianità coerente ai loro bisogni di crescita – come ad esempio alle relazioni con i pari, con la loro amata maestra, al movimento fisico (sport), ai parchi all’aria aperta… – possono manifestare segnali di disagio che prendono la forma di un capriccio. In tale quadro di riferimento, l’unica finalità comunicativa intrinseca al capriccio è una richiesta di conforto.

Quindi, se in questo periodo il vostro piccino diventa maggiormente piagnucoloso, ostinato, irascibile, inquieto (variazione del tono dell’umore), o alterna stati di calma ad improvvisi scoppi di rabbia  e permalosità (umore incostante e mutevole), piange frequentemente, incrementa paure o ne compaiono di nuove, o il sonno è caratterizzato da frequenti risvegli notturni, difficoltà ad addormentarsi, sonno agitato, bagna nuovamente il letto e/o sporca la biancheria intima  (regressione del controllo sfinterico), desidera maggiori quantità di cibo o diventa estremamente selettivo o manifesta poco appetito (alterazione del comportamento alimentare), oppure aumenta l’attività motoria, corre, salta si arrampica dappertutto come se avesse un motorino sempre attivo in corpo… potrebbe aver bisogno di comunicarvi uno o più  bisogni, come ad esempio: “tutti questi cambiamenti non mi piacciono e mi fanno paura, stammi vicino”, “aiutami a ripristinare il mio ambiente di vita con attività simili a quelle che svolgevo prima di questa pandemia”, “…ho bisogno dei tuoi abbracci, del tuo tempo, del tuo amore che mi dà stabilità e sicurezza, in un momento in cui non capisco molto bene perché non posso uscire da casa, avverto un pericolo, ma non lo vedo e non lo comprendo!”.

Cari genitori, non preoccupatevi! Piuttosto, occupiamoci insieme di come poter gestire al meglio questa situazione! I “cuccioli della specie umana”, nei primi anni di vita, attivano certe risposte reattive agli stressor (in questo caso Covid-19) poiché, come prima accennato, il loro sistema cerebrale è ancora in via di sviluppo, pertanto le aree responsabili delle competenze comunicative, così come quelle legate alla gestione delle emozioni, sono ancora immature e non consentono di poter esprimere in modo chiaro eventuali stati di disagio e/o disorientamento, che altresì possono essere presenti sotto forma di alterazioni emotive e comportamentali (come quelle sopra esposte) e pertanto, come già detto,  rappresentare l’espressione di un elevato e legittimo bisogno di rassicurazione e conforto.

 

Quindi…cosa fare?

Occupatevi pertanto di assumere il ruolo di “parents” “sufficientemente buoni” (J. Bowlby) ovvero “sintonici” ed empatici, perfettibili e NON perfetti.   Il bambino vi percepirà in termini di “base sicura”, o in altre parole di “casa fondata sulla roccia”, che costituisce un elevato fattore protettivo, per l’evoluzione della salute psicofisica, in particolare quando si è costretti ad affrontare un periodo instabile e faticoso come questo.  Chi è il “parent” “sufficientemente buono?  Di seguito alcuni consigli che speriamo possano essere utili.

  • Osserva con attenzione per riuscire a comprendere e gestire la natura del capriccio: chiediti se corrisponde ad un bisogno fisiologico di fame, sonno, di sfida o di rassicurazione
  • Sottolinea frequentemente il comportamento positivo quando non sono presenti reazioni di capriccio: se il tuo bimbo obbedisce, faglielo notare e fai un complimento immediatamente dopo il comportamento desiderato! Ad esempio: “Bravissima, amore: hai terminato di mangiare la pasta senza un capriccio!”. Se ti aiuta, ringrazialo e congratulati: “Grazie che mi hai aiutato a mettere in ordine i giochi; sono proprio felice di essere il tuo papà / la tua mamma
  • Premia i comportamenti positivi: per ridurre i capricci, si può provare con il metodo delle faccine sorridenti o delle stelline; in pratica, su un tabellone si segna com’è andata la giornata con una o più faccine / stelline e, se a giornata terminata sono state totalizzate un certo numero di faccine / stelline, indicative dei buoni comportamenti, allora si può gratificare il bimbo con un piccolo premio
  • Aiuta l’emissione dei comportamenti desiderati: ad esempio, stabilisci, insieme al metodo delle faccine / stelline, quali sono i comportamenti che meritano il premio (ad esempio lavare i dentini, mangiare seduti a tavola…) o il tempo poter stare davanti alla tv o con la consolle in mano. Dieci minuti prima della richiesta educativa da porre, inizia ad avvisare e ricordare il comportamento desiderato. Al momento di smettere, in caso di rifiuto, si spegne il televisore o il videogioco…
  • Ascolto attivo: se inizia a piagnucolare o pronunciare frequenti “no” alle vostre richieste, chiedigli cosa gli sta succedendo e ascoltalo attivamente: non si tratta solo di udire in silenzio, ma chi ascolta attivamente lo fa con gli occhi e con il cuore cosicché crea un rapporto, una connessione, e con l’esempio sarà più facile portarlo a farti ascoltare
  • Quando gli parli, per cercare di farlo calmare, dialoga con lui: fai domande, la voce deve essere accogliente e allo stesso tempo ferma e sicura. È importante fornire ai bambini una guida precisa e stabile, impartendo regole con frasi brevi, specifiche, chiare, accompagnate da gesti facilmente riconoscibili. Questo non significa usare la propria voce urlando, ma assumere un tono non alterato dalla rabbia e dalla disperazione. Ad esempio, se vostro figlio si ostina a non voler lavare le manine con il sapone prima di venire a tavola, usa frasi al positivo e utilizza il gioco e la fantasia per stimolarlo: “Capisco che preferiresti continuare a vedere il tuo cartone preferito, ma sono sicuro che se ti trasformo in un aereo dai super poteri, arriverai in bagno prima di me e laverai le manine con il sapone… facciamo una gara? Dai!!”
  • Quando, nonostante tutte le strategie, il capriccio persiste, riconosci la tua emozione per gestire al meglio l’azione di risposta educativa e di rassicurazione, di cui il tuo bimbo necessita. Ricordati che urlare costituisce un comportamento reattivo e non educativo. Quindi quando avverti nervosismo o rabbia, a seguito di un comportamento indesiderato del tuo piccino, fai almeno 5 respiri profondi e immagina il tuo bambino appena nato tra le tue braccia, delicato e bisognoso del tuo amore e protezione; questo esercizio di respirazione e immaginazione potrebbe aiutarti a decomprimere la rabbia e recuperare la neutralità emotiva necessaria per gestire la situazione al meglio. Oppure, per fare un altro esempio, quando il tuo bimbo ha qualche scatto d’ira (ad esempio quando è stanco), fermati e ripeti a te stesso che è meglio che lo aiuti ad esprimere la rabbia, piuttosto che reprimerla: “Sei arrabbiato perché…”. Avrai modo in momenti di calma di ripetere (ogni tanto) che non gradisci scatti d’ira rivolti alla tua persona
  • Insegnagli a riconoscere le emozioni sottostanti ai capricci e come esternarle nel modo corretto, fungendo da modello. Abbiamo detto che i bambini prescolari tendono ad apprendere ciò che osservano senza filtri; un altro suggerimento che puoi mettere in pratica per motivare il tuo bambino alla riflessione dei comportamenti indesiderati, e alla scelta di strategie alternative, consiste nell’utilizzare il gioco di finzione: ad esempio, potete usare dei pupazzetti e fare finta che hanno fatto qualcosa di sbagliato, o che siano mamma e papà  che devono spiegare ai loro figli il comportamento corretto; il genitore prenderà il pupazzetto che simula il comportamento sbagliato e darà le giuste indicazioni. Con i bimbi più grandicelli (4-5 anni), puoi anche procedere in quest’altro modo: “Amore, a volte anche a me capita di dover interrompere qualcosa che mi piace e può succedere che dentro di me una vocina mi dica: Non ce la puoi fare, è troppo bello… È una voce proprio antipatica, perché mi fa sentire triste e arrabbiato. Allora cosa faccio? Affronto questa voce e metto alla prova quello che mi dice. Rispondo a quella voce antipatica dicendo che altre volte ho imparato ad interrompere il gioco… E poi mi ripeto che è meglio provare e che se insisto forse ci riuscirò!
  • Empatia: prova a immedesimarti nel disagio emotivo di tuo figlio, mettiti nei suoi “panni” di bambino e prova a ricercare il motivo di quella reazione comportamentale, accogli e verbalizza l’emozione, da valore alle spiegazioni che riesce a esprimerti. Rassicura il tuo il bambino: assumi una postura che ti permetta di porti alla sua altezza, come già detto ascoltalo, parla con lui e abbraccialo. Ad esempio: “Capisco la tua rabbia / tristezza… bravo, fai bene a farmela notare… io ti voglio sempre bene, solo dobbiamo allenare un modo diverso di esprimerla, sono sicuro che sarai capace di smettere di urlare e piangere… pian piano imparerai che si può raccontare la rabbia / la tristezza quando c’è qualcosa che non va…”. O se il tuo bimbo inizia a piangere ed urlare improvvisamente di voler continuare a giocare, dopo che gli hai chiesto di andare a dormire, assumi una postura che ti permetta di porti alla sua altezza, abbraccialo, accarezzarlo, confortalo (dare – forza – con – Forza) e riferisci che comprendi bene la sua richiesta: “Capisco  che vorresti continuare a giocare… hai ragione, amore… ma dobbiamo andare a dormire, cosi domani saremo pronti per un’altra giornata piena di giochi, coccole…”. Dialogare con il bambino usando espressioni positive e rassicuranti crea un clima di affetto e accettazione dell’altro, anche durante le difficoltà. Permette di costruire un ponte relazionale, in cui sente che il proprio genitore è attento e disponibile a comprendere e soddisfare in modo adeguato i suoi bisogni.
  • Allena la comunicazione emotiva: chiedigli ciò che sente attraverso l’utilizzo di materiale concreto e ludico, le favole, i disegni… potete disegnare ad esempio le emozioni di base e utilizzarle tutte le volte che lo ritenete; ecco un esempio:
    Una volta disegnate e identificate l’emozioni, puoi raccontare al bambino come ti senti oggi, indicando l’emozione e successivamente invitarlo a raccontare la sua di emozione con la stessa modalità, ricordati di porre semplici domande. Questo esercizio vi aiuta a potenziare e sviluppare la competenza emotiva
  • Allenalo al “Problem solving” ovvero, al trovare una soluzione efficace: risolvi il problema facendolo sentire partecipe della scelta. Quando il bambino si percepisce attivo nella risoluzione di un conflitto o di un problema, memorizza positivamente il vissuto e aumenta il suo senso di autoefficacia e di sicurezza. In tal modo, la guida dell’adulto è stata utile a mostrargli una via alternativa al “capriccio”. Ad esempio: “Ora che ci siamo parlati e mi hai detto come ti senti, possiamo trovare una soluzione… sai che facciamo, visto che ti senti stanco?! Interrompiamo quest’attività e andiamo in cucina a fare una bella merenda… dopo ricominciamo e ti aiuto anche io. Va bene? Ti piace come idea?”
  • Non cedere ai piccoli ricatti. È tipico dei bambini saper cogliere al volo le debolezze dei genitori, dei nonni o di chiunque abbia con loro un forte legame affettivo, e approfittarne al meglio con un capriccio ben architettato. Se sarà chiaro che una mamma molto apprensiva elargirà coccole al minimo lamento, i bambini si trasformeranno in perfetti attori ogni qual volta ne avranno semplicemente voglia, e non realmente bisogno (D. Novara)
  • Non dare troppo spazio al capriccio. Se il bambino capisce che può ottenere qualcosa con un determinato comportamento, tenderà a reiterare tale comportamento. Quando il capriccio diventa una forma di controllo del bambino nei confronti del genitore, è importante non dare uno spazio troppo grande al capriccio, magari passando ore e ore a fornire spiegazioni, oppure esaudirlo qualunque esso sia. (D. Novara).

In sintesi “I vostri figli sono come spugne: assorbono ciò che dite e “come” lo dite” (M. Seligman). Il momento del capriccio può diventare un importante occasione per arricchire le tappe educative del percorso di crescita, in cui l’adulto come sempre funge da modello per la soluzione di un problema di natura emotiva, oltre che pratica. È importante tenere presente che c’è sempre un motivo che vale la pena di conoscere e ascoltare, quando i bambini si mostrano contrariati o fanno i capricci.

“E non dimenticate… è l’Amore che rende il dono di essere un genitore paziente, forte, unico, irripetibile, perfettibile ed esclusivamente ordinato alla crescita armonica del proprio figlio…. ma anche di Sé stesso!

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia (Mt 7,25)

Grazie per il tempo dedicato!

Per ulteriori domande e chiarimenti, non esitate a contattarci tramite il nostro sportello di ascolto e supporto psico- educativo GAUDIUMENTE, ANDRA’ TUTTO BENE! SIAMO AL TUO FIANCO!

 Il team psicopedagogico dell’Highlands Institute

Dott.ssa Tiziana Giudice, Dott.ssa Eleonora Leoni, Dott. Fabio Nonis, Dott.ssa Adriana Vernice