Gestire i capricci e le emozioni dei bambini, al tempo del Coronavirus

A cura del della Dott.ssa Adriana Vernice e della dott.ssa Tiziana Giudice

Uno scenario inatteso

Il Covid-19, senza alcun preavviso, ha cambiato la vita del pianeta, ha seminato ovunque incertezze, anomalie, dubbi, sfiducia e persino angoscia. All’improvviso si sono scompaginate tutte le realtà, anche quelle dalle radici più solide.  Adulti e bambini sono rimasti spaesati e attoniti, di fronte ad una realtà che all’improvviso ha assunto una dimensione surreale. Il Covid-19 rischia di creare una vera minaccia alla serenità familiare. L’isolamento sociale, al quale siamo costretti, ci espone al rischio di vedere aumentati, in frequenza e intensità, eventi di disagio emotivo, quali la rabbia, la paura, la tristezza, l’ansia… tutti possiamo constatare le difficoltà che abbiamo ad adattarci alle restrizioni dei nostri spazi e della nostra libertà.  Nei bambini, questi cambiamenti possono creare un disagio tale da non riuscire ad esternare questo malessere in modo chiaro e definito, che destabilizza la loro quiete.

In tale scenario, i garanti della serenità familiare e della tranquillità dei bambini rimangono sempre i genitori, con più o meno “skills”, che con molta tenacia si trovano ad affrontare questa ulteriore sfida, impegnativa ed urgente, che coinvolge tutto l’universo infantile, dalla sfera educativa, affettiva, relazionale, a quella propriamente umana. Parliamo di sfida in quanto il genitore, oggi più che mai, si trova ad incarnare a tempo pieno anche il ruolo di educatore ovvero fornire regole chiare, stabilire routine e al tempo stesso essere fonte di nutrimento, amore e contenimento.

I genitori, consapevoli del fatto che i loro figli, all’improvviso, sono stati privati di un insostituibile riferimento quotidiano, rappresentato dai docenti e dai compagni, devono sviluppare un costante sforzo per compensare quel vuoto. Devono tenere alto l’impegno del bambino con una buona gestione del tempo rispetto alle attività strategiche da svolgere a casa (come ad esempio il disegno, il gioco, la lettura, momenti di cooperazione in cucina), al fine di accompagnare i bambini a non vivere “da annoiati” o in uno stato di continua allerta, bensì orientare le giornate verso esperienze diverse, che possono promuovere apprendimenti positivi. Creare momenti di alleanza e collaborazione è un’utile azione di mitigazione di rischio di insorgenza di eventi emotivi negativi. Stringersi intorno ai bambini con buon senso e con spirito di condivisione, farli sentire partner di un discorso comune, può fare la differenza.

Ad ogni modo, quanto descritto ha una validità molto più ampia rispetto al solo contesto Covid-19 nel quale lo inseriamo e ci fornisce degli strumenti utili e di grande efficacia, che possono essere applicati anche in quella che consideriamo “normalità”.

 

Le emozioni tra i 6 e gli 11 anni

Analizziamo a titolo esemplificativo le situazioni che coinvolgono i bambini tra i 6 e gli 11 anni. Tra queste abbiamo opposizioni, provocazioni, conflitti, gelosie tra fratelli/sorelle, crisi di rabbia, stati d’ansia, rifiuto di fare i compiti, rifiuto di aderire alle regole, rifiuto di andare a dormire, chiusura emotiva, reazioni psicosomatiche.

Ma cosa c’è dietro? Parliamo quindi di emozioni. Dietro a un’emozione intensa c’è sempre un bisogno educativo o di rassicurazione, che il bambino vuole soddisfare!

6-11 anni è l’età in cui il bambino, pian piano, inizia a porre le basi della sua individualità, impara ad autoregolare le proprie emozioni; e si fa strada la capacità metacognitiva, all’interno della quale il bambino impara le norme di convivenza civile. Tutto questo procedere non è sempre così facile e scontato. Per permettere che si realizzi, il genitore ha bisogno di mettere in atto strategie di relazione e comunicazione specifiche e mirate per l’età – quali: “il rispecchiamento emotivo”, “il comprendere senza giudicare”, “il monitorare le proprie emozioni” – al fine di migliorare la chiarezza dei messaggi in uscita ed aumentarne la coerenza.

“Essere buoni genitori significa quindi sentire dentro di sé che si è capaci di ascoltare e accettare le proprie emozioni, passaggio preliminare per sintonizzarsi con gli stati emotivi del proprio bambino

(A. Pellai “L’educazione emotiva, Fabbri Ed., 2016).

Cosa possiamo fare?

La prima cosa che un genitore può fare davanti ad una crisi emotiva è comprendere qual è il bisogno che il bambino vuole comunicare, cosa sta esprimendo con quel comportamento, cosa vuole ottenere: il genitore si dovrebbe porre in un atteggiamento di ascolto empatico, per permettere al bambino di esprimersi in modo autentico. Se tutto ciò è sempre valido, risulta esserlo ancora di più in questo momento storico carico di restrizioni di spazi e relazioni socioaffettive, nonché di preoccupazioni del mondo adulto: le reazioni dei bambini possono essere amplificate dal disagio che provano e che non riescono a verbalizzare correttamente.

Nello specifico, quando si manifestano frequentemente episodi di rabbia, anche apparentemente ingiustificati, oppure episodi di ansia, tristezza o chiusura, si può comunicare al bambino che si comprende bene il suo stato d’animo, ma bisogna ricercare insieme una soluzione alternativa che permetta di esprimere e risolvere in modo funzionale il suo malessere.  L’adulto, in queste crisi, funge da modello. Il bambino, osservandolo, impara via via a ristrutturare i pensieri, autoregolare le emozioni, gestire le frustrazioni e scegliere i comportamenti più adeguati, giungendo gradatamente a plasmare la sua personalità su quella dell’adulto di riferimento. Ad esempio, se dovesse accadere di assistere a pianti e opposizioni, per aver richiesto di correggere un compito  scolastico che contiene nuovi apprendimenti potete procedere come di seguito: “Amore, a volte anche a me capita di dover imparare qualcosa di nuovo e può succedere che dentro di me una vocina (o un pensiero grigio) mi dica: Non ce la puoi fare, è troppo difficile per te… È una voce proprio antipatica e dispettosa,  perché mi racconta cose non vere e mi fa sentire triste e arrabbiato.  Allora cosa faccio? Affronto questa voce (pensiero grigio) e metto alla prova quello che mi dice. Rispondo a quella voce antipatica dicendo che altre volte ho imparato compiti difficili… che mi piacciono le sfide… se sbaglio imparo… e poi mi ripeto che è meglio provare e che se insisto forse ci riuscirò!”.

Si sconsiglia quindi di “perdere la pazienza”, inveire contro il bambino o colpevolizzarlo. Non attribuitegli una modalità di pensiero adulta, non è sempre in grado di esprimere compiutamente e razionalmente il proprio stato emotivo o il pensiero da cui esso deriva, se non “accompagnato” e supportato da voi.

Ad esempio, una delle chiavi per disinnescare un episodio di rabbia è mantenere un tono di voce calmo, volto al far esprimere al bambino le emozioni al fine di trovare insieme un compromesso, ponendo comunque dei limiti, senza sminuire ciò che sta provando ed insegnandogli a riformulare quali sono le sue credenze in merito alla situazione che sta vivendo. Tutto questo gli permette di fidarsi ed affidarsi al genitore. Se il vostro bambino urla che siete cattivi e non capite nulla, di fronte alla richiesta di interrompere un gioco per andare a pranzo, potete comportarvi come di seguito: “Amore, mi puoi spiegare cosa stai provando? Comprendo la tua rabbia, ma non mi piace ascoltare le tue urla disperate, che peraltro dicono frasi che mi fanno sentire triste e non capisco… quindi sono certo che se t’impegni, puoi interrompere di gridare e piangere e spiegarmi cosa ti succede, in modo tale da trovare insieme una soluzione che possa andar bene”. Qualora il vostro bambino dovesse diminuire o interrompere il disagio emotivo e spiegare che vorrebbe perseverare a giocare, potete continuare in questo modo: accarezzatelo o ancor meglio abbracciatelo, ponetevi alla sua altezza, guardatelo negli occhi  e riferitegli con tono calmo: “Amore mio, sono orgoglioso di te, mi hai spiegato senza piangere e urlare cosa non ti piaceva della mia richiesta, capisco che giocare è un attività meravigliosa, che ne pensi di continuare altri 5 minuti e poi venire a tavola? Sai che la pasta, il pane, il pesce… dopo averli mangiati ti faranno giocare ancora meglio di prima?”.

 

Qualche consiglio pratico

In sintesi, cari genitori, quando capita che i vostri bambini urlano, piangono disperati, si oppongo, vi accusano di essere cattivi e vorrebbero mettervi al forno, o scambiarvi con altri genitori… non disperate! Sono situazioni naturali, che possono diventare straordinarie opportunità educative e di crescita, per loro e per voi!

Di seguito ricapitoliamo alcuni consigli utili:

  • usate sempre un tono calmo, ponetevi fisicamente e mentalmente vicino a vostro figlio, per insegnargli ad elaborare e gestire quanto accade nel suo cuore e nei suoi pensieri (come negli esempi sopra riportati), trasferendogli un senso di sicurezza e conforto. Il bambino deve comprendere che quello che prova è assolutamente corretto, che le emozioni non sono mai sbagliate, ma al tempo stesso la modalità con cui si esprimono deve essere “reindirizzata”
  • non abbiate fretta di risolvere subito la situazione, è necessario dare spazio al dialogo e alla comprensione; il bambino deve capire che il genitore è l’adulto a cui poter ricorrere anche nei momenti di tempesta emotiva, è la “base sicura” che lo sostiene in ogni momento della vita; mostrarvi smarriti (per quanto sia assolutamente comprensibile, a volte) può innalzare i livelli di agitazione psicomotoria nel bambino (paura, ansia, calci, lanci di oggetti…)
  • ponete confini specifici rispetto a ciò che può o non può fare; il bambino ha bisogno di condividere regole chiare, specifiche, coerenti e Esse rappresentano quei confini indispensabili per non perdere l’orientamento, quando accadono momenti difficili e tipici dell’itinerario dello sviluppo. Lo riorientano a riprendere la strada giusta da seguire: senza regole il bambino si sente smarrito
  • in caso di chiusura relazionale (il bimbo si oppone al dialogo), non ignorate, criticate né sminuite immediatamente il comportamento; è sconsigliato anche entrare a “gamba tesa”: i bambini, come gli adulti, necessitano dei propri tempi per aprirsi e raccontare ciò che sta accadendo loro; magari il genitore stesso può raccontare di sé o delle sue esperienze emotive attuali o passate, per far sentire il proprio piccolo più umano, meno diverso e solo. È probabile infatti che, dopo un po’ di tempo, si senta più compreso e accettato; “Tesoro mio, mi dispiace… mi rende triste il tuo comportamento di rifiuto nel non volermi parlare oppure “Tesoro, perché non vuoi raccontarmi? Sai quando ero bambino anche a me capitava di avere dei momenti in cui non volevo proprio parlare con nessuno, mi sentivo tanto solo, triste e molto, molto arrabbiato; quando invece decidevo, con tanta fatica, di raccontare tutto alla mia mamma e al mio papà, loro mi aiutavano con dei trucchi / soluzioni a risolvere il mio problema. Mi sentivo davvero tanto tanto più leggero, la tristezza, la rabbia,, non c’erano più, sembravano scomparse come dei palloncini in cielo, e tornavo ad essere felice”
  • comunicate spesso al bambino in modalità Warm Cognition: guardatelo negli occhi, abbracciatelo, confortatelo rispetto alla possibilità di errare, specificate la differenza tra comportamento sbagliato e persona umana: “Amore nostro, tu non sei sbagliato, al massimo lo è il comportamento che hai scelto… e quest’ultimo lo possiamo correggere, cambiare insieme!”; “Tu vali sempre, sei sempre il nostro super eroe, mamma e papà ti amano sempre, sia quando sbagli sia quando ti comporti in modo corretto”. Incoraggiatelo ad allenare un comportamento migliore: “Vedrai che scegliendo di comportarti…. andrà meglio e starai bene”. I bambini spesso si sentono totalmente sbagliati per quel “fanno” o che “provano” o “sentono” e questo può generare maggiore frustrazione e aumentare la possibilità di manifestare comportamenti problematici;
  • esplicitate al bambino i suoi punti di forza e considerateli la base da cui partire per modificare i punti di debolezza, non come un compito doverizzante, ma come una sfida da accogliere e che vede come protagonisti tutti i membri della famiglia. Procedete quindi trascrivendo l’elenco dei punti di forza del vostro bambino ed utilizzateli nella comunicazione come di seguito: “Amore, sei così attento quando giochi alla Play Station… un vero campione! Sono sicuro che sei capace di provare a stare attento anche…”
  • valorizzare gli sforzi dei bambini rimane la modalità che dà maggiori successi in campo emotivo, cognitivo e comportamentale.

 

Per concludere

Quanto appena descritto ci fa capire che le strategie comunicative e relazionali del genitore – basate anche sui principi virtuosi di Amore, Pazienza, Coerenza, Fortezza e Fermezza, da sempre validi – rappresentano l’elemento chiave per permettere al bambino di trovare la risposta educativa più funzionale all’espressione e allo sviluppo ordinato dei suoi bisogni di crescita, soprattutto in un contesto di quotidianità familiare così denso e complesso, come quello dettato dal Covid-19.

In ultimo, le emozioni motivano tutti gli esseri umani, dai più piccini agli adulti, ad affrontare in modo completo e specifico tutte le situazioni della vita, soprattutto quelle più significative, pericolose e importanti che non possono essere trattate solo dall’intelletto. Le emozioni esistono! Non ignoriamole!!

E non dimenticate: la famiglia è una squadra! È l’Amore che rende il dono di essere un genitore paziente, forte, unico, irripetibile, perfettibile ed esclusivamente ordinato alla crescita armonica del proprio figlio…ma anche di Sé stesso!

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia (Mt 7,25)

Grazie per il tempo dedicato!

Per ulteriori domande e chiarimenti, non esitate a contattarci tramite il nostro sportello di ascolto e supporto psico- educativo GAUDIUMENTE, ANDRA’ TUTTO BENE! SIAMO AL TUO FIANCO!

 Il team psicopedagogico dell’Highlands Institute

Dott.ssa Tiziana Giudice, Dott.ssa Eleonora Leoni, Dott. Fabio Nonis, Dott.ssa Adriana Vernice