Dalla legalità alla responsabilità: portare la mafia fuori dai libri di Storia

A 39 anni dalla morte di Peppino Impastato, Claudio Fava interviene in occasione dell’Invito alla Lettura organizzato dal liceo Highlands per sfatare alcuni luoghi comuni sulle mafie

La mafia non è un fenomeno localmente circoscritto o appartenente al passato.

I morti ammazzati dalla mafia non sono eroi usciti dai libri di Storia.

Non è solo compito delle istituzioni combattere la mafia; non servono strumenti particolari e non ci sono “momenti giusti” per farlo.

Claudio Fava

Questi sono solo alcuni dei luoghi comuni che l’On. Claudio Fava – vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, giornalista e scrittore – ha voluto affrontare e demolire nel suo intervento al liceo Highlands di Roma, avvenuto lo scorso 5 maggio in occasione dell’Invito alla Lettura, manifestazione che l’Istituto organizza ogni anno, sulla scia del Il maggio dei libri. Il tema scelto per l’edizione 2017 è stato infatti “Mafie e società: leggere per fare memoria” ed i ragazzi sono stati preparati ad affrontarlo non solo con la lettura di testi, ma anche con altri strumenti multimediali, tra cui la visione del film I cento passi, dedicato alla vicenda dei Peppino Impastato, della cui sceneggiatura è co-autore proprio Claudio Fava.

L’onorevole ha innanzitutto delineato il nuovo volto della mafia, passata dall’era delle grandi stragi siciliane a quella del radicamento nel tessuto economico e sociale di tutta Italia, attraverso la “compiacenza” degli imprenditori. Ha dunque invitato ragazzi e docenti a cambiare il punto di vista ed il lessico con cui ci si riferisce ai fenomeni mafiosi, innanzitutto prendendo le distanze dalla retorica della commemorazione delle vittime, che le ha relegate a figure leggendarie di opere letterarie o cinematografiche, dimenticando che erano semplicemente persone impegnate nel loro quotidiano e che “nessuno per vocazione vuole fare l’eroe o il martire!”.

 

Altro sforzo da compiere, anche in termini linguistici, è il passaggio dal concetto di “legalità” a quello di “responsabilità”: “parlare della mafia come di una questione di legalità rischia di indurci a delegare il problema ai tribunali, ai giudici, alle sentenze… mentre se vogliamo davvero risolverlo, dobbiamo farcene carico in prima persona”.

Nella foto, da sinistra: la Preside dell’Highlands Institute, Piera Cavataio, il Rettore, Padre Jesús Parreño, l’On. Claudio Fava ed il prof. Silvano Scelzo, che ha moderato l’incontro

Questo è proprio ciò che insegna la storia di Peppino Impastato: un ragazzo comune, proveniente da una famiglia fortemente radicata nel contesto mafioso del loro piccolo paese, che combatte la mafia con un programma satirico trasmesso da una radio locale, facendosi beffe in particolare del boss Gaetano Badalamenti. Ma quella che sembrava una “ragazzata” diventa in poco tempo un’efficace arma di “risveglio delle coscienze”, tanto da far tremare lo stesso Badalamenti, che ne ordinerà l’omicidio senza mai rivendicarlo.

Ed ecco che la storia di Peppino sfata anche l’ultimo luogo comune: che non si possa denunciare o combattere la mafia se non si hanno gli strumenti giusti. È quanto dimostra anche l’impegno di sua madre – analfabeta – e dei suoi amici, che con le stesse povere armi si sono battuti in ogni modo per far emergere la verità sulla sua morte, ottenendo, dopo più di 20 anni, la condanna all’ergastolo di Badalamenti per il suo omicidio.

L’on. Fava ha quindi concluso l’incontro rivolgendo ai ragazzi un energico appello, rifacendosi proprio alle parole di Peppino Impastato: “Ragazzi, mettetevi dall’altra parte di questa linea immaginaria che vi vuole semplici spettatori! Alla vostra età non potete rassegnarvi a certe cose o aspettare il momento giusto o di avere gli strumenti adeguati per combatterle! Non abituatevi a ciò che accade sotto i vostri occhi, rendendolo normale!”.

 

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