Highlands e Ifad per lo sviluppo globale

12 Apr 18 | Highlands Institute

Conferenza organizzata per e con i ragazzi della Scuola Secondaria di I grado, in collaborazione con l’Ifad, nell’ambito dell’insegnamento di Geography

 

Mercoledì 11 aprile 2018 l’Aula Magna dell’Highlands Institute ha ospitato un evento che ha avuto come protagonisti la cooperazione internazionale, il sostegno alle popolazioni in via di sviluppo e gli interventi per contrastare il cambiamento climatico, a partire dalla presentazione dell’operato dell’Ifad – International Fund for Agricultural Development (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo), agenzia specializzata delle Nazioni Unite.

Sono state nostre gradite ospiti le dottoresse Tiziana Galloni, funzionario della Tesoreria Ifad e Silvia Frattini, Assistente di Programma per la Divisione Africa Occidentale e Centrale.

Alla presentazione delle relatrici Ifad, si sono alternati anche gli interventi dei ragazzi delle classi III della Scuola Secondaria di I grado che, dopo aver affrontato il tema del cambiamento climatico in classe, hanno sviluppato dei progetti di gruppo per approfondirne alcuni aspetti.

Introdotta dalla professoressa Moretti – insegnante di Geography – la dott.sa Galloni ha aperto la conferenza con una presentazione dell’Ifad, sottolineando la sua peculiare natura di Istituzione Finanziaria Internazionale (IFI), oltre che di Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite, deputata alla gestione di risorse economiche, per il finanziamento di progetti nel campo dell’agricoltura, in Paesi in via di sviluppo (PVS). In particolare, ha spiegato la dottoressa Galloni, l’Ifad si prefigge di sconfiggere la fame nelle aree rurali di questi Paesi e al contempo di aumentare la sicurezza alimentare mondiale.

Per meglio far comprendere questo concetto, sono stati presentati alcuni dati relativi alle proiezioni di crescita della popolazione mondiale che, associata a cambiamenti negli stili di vita, rende necessario un aumento della produzione alimentare di oltre il 60%. Inoltre, è stato sottolineato come 500 milioni di piccoli coltivatori siano responsabili per l‘80% della produzione di cibo nei paesi in via di sviluppo e nutrano circa un terzo della popolazione globale: dunque lo scopo dell’Ifad è quello di aumentare la loro capacità produttiva in modo sostenibile, per migliorare le loro condizioni di vita e garantire nutrimento alla crescente popolazione mondiale, sostenendo le sfide ambientali e climatiche.

Concretamente, l’Ifad eroga prestiti agevolati ai governi dei PVS e donazioni ai governi economicamente svantaggiati, realizzando con essi – ed eventualmente con altre istituzioni internazionali – forme di partenariato, per attuare programmi e progetti che promuovano la ricerca agricola e iniziative per sconfiggere povertà e malnutrizione.

Proprio in virtù del principio di uguaglianza tra le persone e per aumentare le opportunità di sviluppo – ha spiegato ancora la dott.sa Galloni – molti dei progetti Ifad sono a sostegno delle donne, per garantire loro pari opportunità e trattamento rispetto agli uomini, e dei giovani, per offrire loro opportunità di impiego soddisfacenti, in modo che non siano obbligati ad emigrare. Inoltre, tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile che l’Ifad persegue, ci sono interventi a favore della salute e del benessere, dell’istruzione, delle energie rinnovabili e della giustizia.

 

A scopo esemplificativo sono stati quindi presentate due iniziative dell’Ifad: un Progetto di sviluppo rurale durevole (PDRD), per il contrasto del cambiamento climatico in Burkina Faso, illustrato da Silvia Frattini, e la campagna internazionale “Recipes for change”, introdotta dalla dott.sa Galloni mediante un video.

Nel primo caso, è stato spiegato come gli effetti del cambiamento climatico – siccità, erosione del terreno e riduzione della fertilità, aumento di fenomeni meteo catastrofici e variazione delle temperature – che minacciano le coltivazioni agricole e dunque la produzione alimentare, possano essere contrastati mediante interventi di gestione delle risorse naturali: conservazione dell’acqua e del suolo e rigenerazione della vegetazione. Questi accorgimenti, ha spiegato la dottoressa Frattini, contribuiscono infatti alla riduzione dell’emissione di gas nocivi e quindi dell’effetto serra.

Al contempo, il PDRD in Burkina Faso – realizzato tra il 2005 e il 2013, in partenariato con altri organismi internazionali – ha consentito di aumentare le fonti di reddito della popolazione tramite il miglioramento dei loro prodotti agricoli e la diversificazione delle loro attività, rinforzare le capacità decisionali dei gruppi di agricoltori e migliorare la qualità della vita, contribuendo all’inversione del processo di degrado del terreno.

La dottoressa Frattini ha quindi sollecitato l’interesse dei ragazzi, illustrando in concreto le strategie operative del Progetto:

  • misure antierosive ovvero di conservazione dell’acqua e dei suoli, come l’installazione di cordoni di pietre, dighe filtranti ecc.
  • interventi di formazione per gli agricoltori e produzione di materiale informativo, con lo scopo di diffondere “buone pratiche” rurali, in particolare per la coltivazione di specie resistenti alla siccità, che forniscano prodotti di impiego non esclusivamente alimentare ecc.

A tale proposito, i ragazzi hanno avuto anche la possibilità di assaggiare e “toccare con mano” due prodotti locali, che costituiscono una ricchezza, perché possono essere impiegati al contempo sia nella produzione alimentare, sia nella cosmesi e nella cura del corpo: il sesamo ed il karitè.

“Recipes for change” è invece un progetto di sensibilizzare alla conservazione delle colture locali, minacciate dal cambiamento climatico; si avvale della collaborazione di cuochi famosi, chiamati a recarsi nelle zone rurali dei PVS per affiancare i piccoli coltivatori locali nella preparazione di ricette tradizionali.

 

Guarda il video di Carlo Cracco in missione in Cambogia per preparare un “somlar kako”
– piatto tipico a base di riso ed altri ingredienti locali, minacciati dalla siccità –
e scoprire le buone pratiche per ottimizzare la produzione e generare energie alternative:

 

 

Articoli Correlati